martedì 1 aprile 2014

Gli amori difficili - Italo Calvino

Potremmo essere in giro a passeggiare in una città qualunque, col caldo, mano nella mano e io dovrei accorgermi del tuo sorriso triste e allora darti un bacio o prenderti il viso e farti fare una smorfia che mimi la gioia. Sorrideresti e il mio desiderio di felicità per te sarebbe compiuto.
La verità è che i tuoi sorrisi tristi a me piacciono, perché a te stanno bene, perché li sai trattare, li sai adoperare e mettere in fila senza che rompano le righe. Se lo facessi io sarei penoso.
Questo è il punto: faccio pensieri e desidero cose nuove. Non importa cosa so. Per la prima volta, non importa.
Non so da dove vengono o come si chiamino e non potrei spiegarle a nessuno eccetto te, con un po’ di tempo, con un po’ di pause, con quei silenzi che non saprei riempire, all’inizio.
Ma potrei imparare.
Sono un pessimo romantico, lo ammetto. E’ per questo che non sono riuscito a farti innamorare. Lo so che è così.
Ho immaginato che potessi bastare io, con i miei modi normali e l’aria spavalda. Fintamente sicura. E del tempo, per spiegarti quello che manca, per farti vedere che ne sarebbe valsa la pena, alla fine.
Ho provato, che dire, a farmi scegliere. Ho sperato. Dovevo. Era una possibilità, capisci? Come fare a metterla via, a dimenticarla. Forse aspettando, forse non era il momento. Forse io e te abbiamo un altro tempo. Sono sicuro che con qualche giorno in più, ora in più, ti avrei portato via con me. E’ l’idea che almeno una volta succeda, no? Hai presente? Quell’idea invasiva e sotterranea che si inabissa o si palesa e lo fa una volta sola per tutte e se l’avverti non puoi far finta di niente se hai un po’ di senno.
Come un sibilo fluttuante e sinuoso.
A me è successo questo: non sono riuscito a fare finta di niente, non volevo, in fondo.
Non potevo far altro che cercare di portarti con me, dal profondo, per egoismo quasi, per farmi stare bene. Anche se sapevo di non potere. Anche se era rischioso. Anche se tu non vuoi, anche se, infine, la tua felicità non dipende da me.
E non posso fare a meno di chiedertelo di nuovo. Solo per essere sicuro.
Verresti?

sabato 22 marzo 2014

Dedicato a

Questa volta la porta si è chiusa dolcemente, con un rumore di fusa. C'è stato un sorriso, mentre ho abbassato lo sguardo sul parquet, che non ho cercato di nascondere. Era un sorriso morbido, senza impegno di alcun genere. Di colore tenue.
Il mondo si è fatto meno pesante. Riesco a guardare le cose in faccia senza sentire male. Le nuvole, sebbene abbiano abbottonato ben bene l'azzurro sereno, non hanno un'aria minacciosa. Anzi. Mi danno un senso di tranquillità, il loro bianco sporco ha un che di accogliente.
Adesso non ho più paura. E' qualcosa che da tanto tempo non provavo, qualsiasi forma esistente mi impauriva. Mi faceva sentire fragile. Posso dire di avere il controllo. Dentro di me sento una vecchia presenza che fino ad ora non avevo più avvertito. Sono gli occhi di quella me che non si arrende, che sorride e ha in pugno il mondo. Questo mi riporta a sere d'estate di molti anni fa, quando mi piacevo ed ero fiera di me. Importavano poco gli altri, io mi sentivo bene. Cosa che ho perso nel crescere. Vuoi per dolori grandi, per delusioni disarmanti. Ma avevo lasciato il filo che mi univa a me stessa.
In Enten-Eller, Kierkegaard fa dire questo allo pseudonimo B:"...e se il malessere dipendesse da una causa esterna a me, io chiedo perdono per essermi fatto influenzare da quella cosa, per averle permesso di farmi soffrire". Ed eccoci adesso alla resa dei conti.
Grazie a quei tuoi occhi di esile dolcezza qualcosa si è rinvigorito a me. Grazie alle tue parole, ho ritrovato lo sguardo di quella me più giovane, ma più energica e sprezzante del mondo intero, che sa il fatto suo e questo le bastava per darsi forza. Le mie ali sono di nuovo attaccate alla schiena. Sto di nuovo guardando il mondo dall'alto, non più da un punto infinitamente basso dal quale sembra tutto schiacciante e inaccessibile.
Le parole sono importanti. Sì. Ma non per pignoleria. Sono importanti umanamente, tra individui, tra entità che entrano in contatto e si modificano, si rileggono in chiave diversa, si mescolano e contaminano.
La porta si è chiusa dolcemente. Il mio sorriso stava in piedi da solo, sicuro di sè. E i tuoi occhi mi hanno ridisegnato. Oggi è una giornata che rimane scolpita fra la volontà e l'intenzione. Fra l'amore e la comprensione.
Forse è un piccolo miracolo. Forse è giunto il momento di ricercare la luce, appena oltre queste nuvole illusorie.

martedì 14 gennaio 2014

Verità

Mi sporco continuamente la bocca con questa parola, gocciola dalle mie labbra come un suono di preghiera: è il mio appiglio, la mia fede ed il mio credo. Voglio Verità. Squadro il mondo in prospettiva di vederla giungere da ogni dove, come se fosse l'assicurazione al vivere bene. So bene che non è così, che anzi, Verità non è vestita di dolcezza e piacevoli forme, essa è nuda, magra, scarna. Ma è trasparente, il suo sguardo può essere duro, ma non cela cattiveria.
E' l'unica cosa che penso possa farmi sentire al sicuro. Potrebbe distruggermi. Ma è genuina. Confido in essa, perchè è alla sua semplicità che miro. Alla sua essenzialità. Non ha niente in meno o niente in più di ciò che deve essere. Chi mi parla sinceramente, avrà tutta la mia fiducia e tutta la mia capacità di ascoltare. Perchè questa morbosità per la verità? Perchè essa presuppone il coraggio: va di pari passo. La verità è lo strumento con cui ci si può redimere. Si sa che siamo fallaci, si sa di sbagliare. Dire la verità, ammettere a se stessi e di conseguenza agli altri, è il giusto contrappasso. "La verità rende liberi", è vero. Guardare una persona negli occhi, prepararsi a dirle qualcosa che la farà stare male (probabilmente), esporsi alla sua rabbia e al suo giudizio equivale a denudarsi, ad essere pronti per divenire acqua di ruscello, chiara trasparente e silenziosa. Dopo la verità nient'altro può essere detto: quel silenzio è gonfio di significato. Quel silenzio racchiude tutte le cose belle che una persona può donare: rispetto per il tuo dolore, amore, dignità, consapevolezza. La consapevolezza. Solo dopo aver preso atto si può tornare all'azione, decidere che fare, se porre rimedio, se biasimarsi o morire di vergogna. Solo dopo aver ammesso di essere fallibili.
Da qui nascono tutte le incomprensioni: siamo esseri che sbagliano, è naturale così. Ciò che ci rende "divini", non è la presunzione, la finzione di apparire perfetti, di nascondere le nostre colpe e illudersi di poterle cancellare. Il nostro essere divino sta nel rendersi conto della nostra natura, della nostra natura fallace e ammetterlo. Così ci avviciniamo alla divinità. Eterna comprensione. Di noi stessi in primis.
Questo non deve essere il presupposto su cui costruire la mediocre giustificazione che copre colpevole i nostri errori e li sminuisce. Non dobbiamo giustificarli perchè "tanto siamo destinati a sbagliare sempre". No. Tendiamo più che altro a comprenderci sempre di più, attraverso gli sbagli, ciò a cui tendiamo è la nostra felicità. I bugiardi non sono persone felici. Chi si arrende ai propri sbagli non è felice.
Chi ha il coraggio di autopunirsi denunciando le proprie debolezze si incammina verso la liberazione di se stesso e della sua felicità.

Che questo scritto rimanga su questa pagina e in me per sempre, che mi aiuti a essere meno debole e non mentire. Che vi aiuti a sentirvi meno soli e meno pessimi: avete qualcuno che condivide la vostra stessa codardia, me. Tutta l'umanità partecipa di questa colpa. Tutta l'umanità può redimersi.


                                                                                                         A Soren e a Stè
                                                                                                       "Ognuno di noi è Dio: è dio di se                                                                                                                                                           stesso."

martedì 10 dicembre 2013

Portrait I

C'è, nel suo modo di osservare le cose, qualcosa che mi fa sciogliere. Occhi che sono una carezza calda, occhi malinconici e veritieri. Il naso segue armonicamente la delicatezza di tutto il viso, per poi portare allo strapiombo dove si rialzano le labbra. Belle, dolci come tutto il resto. Stento a volte a racchiudere tutto questo in un unico insieme, in un unico individuo. Perchè è veramente troppo. E poi sorride, oppure si imbarazza e distoglie lo sguardo. E se era veramente troppo la cosa di prima, adesso non so più veramente dove aggrapparmi per resistere. E quando è preso da altro, quando non mi calcola nei suoi pensieri, lì raggiunge il culmine. Si rilassa, pensa ad altro, è un altro, cambia forma, adesso è un anfibio, poi falena, poi di nuovo lui. Mille modi in cui si manifesta, mille maschere, mille incantevoli forme. Vorrei toccarlo, per sentire se ha consistenza, perchè mi pare quasi una mia sublimazione, un'idealizzazione che non rispecchia la realtà. Ma è materialmente accanto a me, i nostri cappotti si sfiorano, parla, parla, parla. Tace, si gira verso di me e sorride. Un sorriso unico, che elargisce a tutti e so che con quello li conquista. Credo lo sappia anche lui. Ma non mi interessa degli altri. Il soggetto sono quei capelli, su quella fronte limpida e quelle sopracciglia che segnano la strada per indirizzarmi al suo sguardo, per poi farmi precipitare su di un suo sorriso sdrucciolevole. L'armonia delle parti. Tutto che si ricollega ad un solo Uno. Indivisibile. Posso prendere in esame ogni sua parte del corpo, farne il miglior elogio. Ma il tutto dice già ogni cosa da sè. E' fatto così, non potrebbe essere fatto in nessun altro modo, la pelle, quella può essere e basta, bianca ed ingenua, che si schiude al mondo, come un fiore raro. Quelle le sue spalle e le sue gambe, Dio le benedica per la loro linea eccelsa, per il suo fisico slanciato e quel passo un po' indeciso. Per la sciarpa che comunque non copre quel collo diafano e caritatevole. E la sua voce è balsamo per le ferite del passato, le sue parole le sceglie con cura e le incastona nel tono di voce come gemme di luce.
Tuttavia, nonostante ci sia equilibrio di forma, di bellezza in lui, le sue mani vengono usate come capro espiatorio, le unghie quasi impossibili da intravedere vengono divorate. Mi dice con un po' di rossore sulle guance (zigomi un po' spigolosi, ma decisamente sublimi) che quando è da solo capita che se le mangi. Quando riflette su di sè. Quando l'insicurezza non lo lascia distrarre. E allora, oltre la facile via dell'apparenza estetica, qualcosa scivola ulteriormente  verso la cavità profonda dell'animo sensibile alla bellezza: la sua piccola debolezza, il suo conflitto con se stesso è l'ultima vera azione che mi conquista e mi costringe a dichiararmi vinta. Va bene così. La mia unica volontà da sconfitta è quella di contemplare questo piccolo gioiello umano, estaticamente. Senza mai farlo accorgere veramente di me. E' bello così, senza altri attributi.

lunedì 11 novembre 2013

qualcosa che mi fa essere me stessa

io avverto di essere viva, mentre scrivo. Che sia arrabbiata, triste o felice, sento qualcosa. L'animo mi si infiamma mentre con scottante voracità metto in fila parole e immagini. Sento di essere qualcosa.  Ho bisogno di scrivere e di esprimere i miei terremoti, le mie distrazioni, i miei pensieri. Scelgo di affidarmi alla mia mente, capisco che è giunta l'ora di darmi spazio e accostarmi al mio stesso cuore. Lo faccio sgorgare, cerco di trattenere attimi che se ne sono già andati. E' frustrante anche. Ma le mie parole continuano a scivolarmi via dalla testa e atterrano in un fazzoletto di foglio bianco e si abbarbicano allo schermo del pc. Mentre scrivo faccio pulizia, mi rinnovo, mi purifico. Posso cambiare forma, addolcire le mie pene, oppure aumentarle. Non importa, quel che conta è che in quel momento ho un contatto con me stessa. Come uno specchio che oltre a riflettere la mia propria immagine riflette anche quello che si è posato sul fondo di questi giorni che vivo e che talvolta trascuro. Scrivere è fermarsi un attimo nella bolgia quotidiana e respirare profondamente. Un momento in cui io mi riappacifico con me stessa e con il mondo che mi sta intorno. Quando scrivo mi sembra quasi di intravedere una visione d'insieme di tutto l'universo. Non mi sento più tanto piccola. Il mio mondo si fa enorme, mi soffermo su piccole imperfezioni, le esamino e tento di analizzarle. Begli attimi, belle persone, belle cose, anche.
Scrivere. Ho un rapporto strano con la scrittura, a volte la butterei nel cesso, altre credo che sia la mia ancora di salvezza. Certe volte penso che sia solo tutto inutile, altre sento che mi eleva ad uno stato più alto dell'esistenza. Penso che sia l'unica chiave d'accesso al mio stesso essere. Credo che non potrei sentirmi (nel senso proprio di percepirmi, riconoscere che in questo mondo ci sono, esisto) senza di lei.

lunedì 2 settembre 2013

Respira, espira. Butta fuori tutto quello che hai dentro.
Ma come si fa?

Sii coraggiosa. Abbi il coraggio di guardarti allo specchio. Sii oggettiva. Valuta i tuoi difetti, valuta le tue qualità. Non scoraggiarti, non scartarti. Ma non volare troppo in alto, resta fedele alla tua immagine riflessa. ...Non ci riesci.
Non ci riesco, no. Un buco nero mi opprime, ho il cuore che mi pungola.
Geme.
Gemo. Che tristezza. Troppo densa per levarmela da sopra la pelle tutta questa frustrazione, è petrolio nero che nero mi fa vedere tutto.

Non sei adatta a questa vita.
Non sono adatta.
Non hai coraggio.
Mi manca il coraggio. Non trovo le parole, non trovo gli argomenti.
Il sorriso perchè non ti viene spontaneo, perchè non ruggisci quello che vorresti dire? Commiserarti così penosamente. Stai facendo acqua da tutte la parti, sei rugginosa, sei invecchiata di mille anni.
Non sono io. Questa non sono io.
Sì, lo sei.
...
Sei tu, che ti svegli la mattina già ferita da questa giornata che deve ancora cominciare. Sei tu che rimandi all'infinito i conti con te stessa. Sei tu, non vergognartene: nessuno è perfetto, dico bene?
Già.
Però forse ti senti peggiore degli altri.
Pavida.
Non all'altezza delle tue stesse aspettative. Sei lunatica. E vai giù di tono troppo velocemente.
E' perchè sono una debole.
E' perchè è così che ti stai costruendo.
Non ho la forza di osare oltre. Questo merito.
Sicura?
No.
Allora perchè lo fai?
Non so. Pigrizia, dolore, sensibilità, disgrazie, scuse, bugie. Sono in overdose di pensieri.
Sei solo in overdose di autocommiserazione.
Forse.
Non puoi.
Perchè?
Peggiorerà e basta. Arriverai al punto in cui veramente non riuscirai a guardarti.
Non lo faccio neanche ora. 

ma qualche volta sì, a volte pensi che ne valga la pena, che non tutto è perduto.
Sì, è vero.
E' la verità. Sì.
...
Ma dura troppo poco.
Cosa?
Questo sentirmi...Meglio? Chiamiamolo così, okay.
Fallo durare di più.
Non sono io che decido come sentirmi.
Sei tu che decidi di sopportare, gettando lo sguardo ad un paesaggio in lontananza, ma più bello e invitante.
 E' illudersi.
No, è soppesare tutto quello che potrebbe succedere se tu resistessi un altro po' a questo malessere.
Potrebbe andare peggio: credere che in futuro starò bene e invece...
Stai facendo qualcosa per migliorare la situazione?
Non so, in questo preciso momento no.
Perchè?
Non sono adatta a vivere.
Allora il problema non è cambiare le cose esterne, devi cambiare tu!
Le persone non cambiano, io sono fatta così.
Cazzate.
Perchè dovrei fingere di essere un'altra persona solo per SEMBRARE di stare meglio?
Questo è quello che stai facendo adesso. Devi buttarti. Non essere timorosa. Non ritrarti come un riccio.
Il riccio...
Sì, un riccio. Dai fiducia a questo mondo, dai fiducia alle persone che stanno fuori di te.
Fuori di me?
Sì, dai troppa importanza a quella vocina dentro che critica ogni cosa che fai.
Ah.
Già; sai una cosa?
Dimmi.
Nessuno è qui a questo mondo per giudicare incessantemente te.
Davvero?
Già. E anche se a volte qualcuno lo fa, perchè ti logora così tanto? Perchè ti fai influenzare così tanto dai giudizi?
Perchè mi vergogno.
ma di cosa?!
Di essere qua. Di vivere in un certo modo. Pensare in un certo modo. Agire in qualche modo. Mi vergogno di essere al mondo.
Ti vergogni anche di come cammini.
Esatto! E allora come posso non vergognarmi di cosa sento, di cosa penso, di cosa amo, se mi vargongo addirittura di come metto i piedi su questa terra?
Ti fai del male.
Ma non riesco a smettere. 

Prenditi una giornata respiro: chiudi gli occhi. Scaccia i brutti pensieri, rimani sola con te, ascolta cosa ha da dire ogni tua singola movenza, ogni dente storto, ogni cicatrice, ogni passo fatto male. Ti racconteranno di te, di come sei cresciuta, di cosa hai visto sognato immagazzinato dentro di te. E adesso ascoltami: chi ha mai il potere di giudicare tutto questo? neanche tu stessa! sei una storia vivente, sei il presente che incessantemente si trasforma in passato, sei un sogno che muta la pelle in futuro. Cosa hai che non va? La timidezza è la TUA timidezza, è il tuo approcciarti al mondo. Non rigettarla: prendila per mano, falle conoscere ogni cosa con delicatezza e con i tuoi tempi. Falla schiudere dolcemente al mondo. Ricordati che tu sei. respiri vivi annusi sorridi tendi le mani e aiuti.
Cambi. Migri. Cresci. guardati con serenità. Guarda gli altri con serenità. Concedi la pazienza, abbi cura anche di ciò che di te non ti piace. Sei tu.
...Sono io. Sì.
Lascia traspirare questo velo di scoraggiamento dai pori della pelle.
C-ci proverò.
Decidi tu cosa è meglio per te. Senza la paura di sentenze esterne. Vivi il mondo attraverso questo tuo corpo. Con questa tua anima. E lasciala esprimersi serenamente.

domenica 18 agosto 2013

endless

Mi offre la sua mano per salvare il nostro amore. Passione, bruciante. E poi la dolcezza. Di quella richiesta fatta sulla punta della lingua, per paura di incrinarla, se viene detta troppo forte.
Lo sguardo, limpido, deciso ma intimorito. Un cucciolo di vita appena esplosa, sugli scogli del buio.
Ho adorato i suoi occhi che non smettevano di cercarmi, boccioli di speranze appena risorte. La sua mano mi teneva alto il mento, mi costringeva a scandagliare la sua anima, che fremeva, era avida del mio sguardo.
Oggi ha scelto. Ha scelto di restare e di tenermi stretta. Oggi si è guardato per la prima volta allo specchio, e nel mentre per la prima volta ha iniziato a sognare, e a credere nel sogno. Il coraggio lo ha sorretto, sta volando.
Mi strappa dalle labbra due piccole parole, 3 sillabe in tutto, ma sono quelle che vuole gli accarezzino il pelo del suo amore. Mi sorride piano, senza sforzi enfatici, ha quasi paura di rompermi. Appoggia adesso tutta questa sua felicità sulle mie labbra, mi chiede di nuovo di rassicurarlo, ancora quelle tre benedette sillabe.
Sorrido, ancora un po' confusa, ma comunque gliele ripeto e...finalmente il mio "oscuro passeggero" può andare in letargo per un po'.

Neanche io voglio sia l'ultima volta che tu mi guardi così. Neanche io voglio che questo tuo sorriso abbia vita per un solo giorno, amore.