sabato 11 agosto 2012

Da tanto non scrivo. O forse è relativamente poco e io invece mi sento anni luce lontana da qualsiasi cosa. C'è che la voglia di piangere si insinua lentamente, si scioglie fra i miei pensieri piano piano, ed è una sensazione talmente leggera, talmente dolce che non riesco a resistere. Gli occhi mi si riempiono, diventano profondamente instabili ed è come se provassi sollievo. Ancora so piangere. Forse riesco a capire cosa devo cambiare per inibire il senso di malessere posato sul mio corpo. Forse ho creduto tante cose in passato ed adesso le sto mettendo in crisi nella mia testa. Cari pensieri, dove volete portarmi?

Non trovo più grazia in quello che mi dici, non sopporto come ti comporti e cosa fai, ti vedo soltanto nell'ottica perbenistica, le tue parole mi sanno di vuoto, i tuoi sorrisi non del tutto convinti. Non trovo bellezza nei tuoi baci, non credo più che sei come me. Non riesco più a capire ciò che provi a dirmi, non so se veramente vuoi dirmi qualcosa. Non so cosa sono i nostri corpi, insieme, sono soltanto istinti piegati al piacere? O quando si uniscono riescono finalmente a comunicare e ad amarsi, al contrario nostro? Cosa siamo? Persone che casualmente si sono scontrate in una giornata di vento nella fretta di tutti i giorni e sentendosi tanto soli si sono stretti di più? O forse veramente c'è un'alba dentro di noi? 

giovedì 12 luglio 2012

Mi piace


  • Mi piace ritornare a casa felice dopo un giorno di mare, proprio come adesso.
  • Mi piace che mi arrivi un messaggio inaspettato a notte fonda dove mi si dice di mettere un canale alla tele soltanto per farmi sapere che con quella canzone che stanno trasmettendo si pensa a me.
  • Mi piace l'abbraccio enorme di babbo, che mi sovrasta e mi ingloba interamente.
  • Mi piace la faccia che ha quando gli sussurro il suo nome.
  • Mi piace ripensare a quando mangiavamo qualcosa in su e poi passare il pomeriggio in parco a fumare Wiston Blue. Anzichè studiare.
  • Mi piace l'odore d'amore materno di mia nonna.
  • Mi piace quando quelle due piccole pesti mi corrono incontro e mi abbracciano.
  • Mi piace quando tace.
  • Mi piace l'odore della pioggia.
  • Mi piace il pomeriggio d'inverno in casa, con l'acqua per il thè che bolle.
  • Mi piace la dolcezza con cui mi disse "Sono un disastro. Ma ti voglio bene."
  • Mi piace la mia ex classe.
  • Mi piace il sapore dolce inaspettato di certi pomeriggi oziosi.
  • Mi piace il modo di fare di quel bambino, tanto dolce e autentico. E' irrazionalmente adorabile.
  • Mi piace mordere le pelli altrui.
  • Mi piace il percorso di vita che ho fatto fino ad ora. Con tutti gli alti e bassi che ci sono stati.
  • Mi piace quando sei talmente a terra che l'unica arma che ti è rimasta è quella di resistere e sopportare. Perchè nell'attimo successivo in cui toccherai il cielo con un dito, il gusto della felicità sarà ancora più intenso. E capirai che tutto sfugge tra le mani come granelli di sabbia.
  • Mi piace bere e ridere.
  • Mi piace mettermi a guardare il cielo senza un particolare motivo sensato.


Mi piace che ogni piccolo gesto che ho fatto, subito, ricordato.... In realtà non è mai volato via. Tutto mi ha scalfito il cuore. Ho mille colori dentro di me grazie alle mille sfaccettature di questi momenti.

venerdì 29 giugno 2012

la dolcezza della lama che affonda nella carne

Vi prego, qualcuno gli procuri il mio manuale di istruzione.
Qualcuno glielo porti, lo obblighi a leggerlo
così che mi possa maneggiare
con sapienza e delicatezza.

Diversi pulsanti
diverse parole
per non farmi crollare

per farmi sentire accollata
ai pensieri suoi.
Deve capire il mio labirinto

deve impormi baci umidi di lacrime,
assestarmi le ossa.
Scrivermi. Leggermi. Amarmi.
Ma farmi capire quell'amore che dice
di sentire dentro di sè.
Io voglio la visceralità  la disperazione la consumazione,
quelle emozioni opprimenti come roccia.
Ma intense. Totalizzanti.
Odio la tranquillità e lui ne è l'emblema.
Odio la politica del "laissez faire"
tanto tutto passerà, tutto tramonterà.

No.
Non posso vivere così.
Voglio al pesantezza io. Voglio che mi schiacci,
che mi faccia divincolare sotto di lui.
Voglio il suo fiato sul collo,
voglio l'audacità delle ore più buie e notturne

e sporcarmi con loro.
voglio morire perchè mi si è intasato il cuore
d'amore.




Voglio che mi ami. 

martedì 5 giugno 2012

Alla voglia di scrivere non si può mai sbattere la porta in faccia e urlargli "NO"


C'era un tipo che si chiamava Michele e doveva starsene lontano dalla sua piccola rosa, Michela. Michele stava lontano, doveva studiare fuori dalla città che aveva dato i natali sia a lui che a Michela.
Il problema era questo: Michela non si sa bene cosa elaborava nel suo cervello, ma questa distanza non riusciva a colmarla, si dimenava tra questi chilometri così distazianti, così freddi e imperscrutabili. Le sembrava di vivere appesa a fili che non gestiva lei. Questa distanza la influenzava troppo, non la faceva ragionare, non la faceva restare lucida.
Michele invece accettava questa separazione, si immaginava se stesso e Michela come gli argini di un fiume energico e capriccioso, che racchiudevano appunto la vita di questa vena del mondo. Erano sì costretti a stare lontani, ma custodivano dentro di loro l'amore, la bellezza, il motore vero delle loro esistenze. Per cui, per Michele, tutto questo era accettabile,sebbene soffrisse anche lui per la mancanza di calore di quel suo tenero fiorellino.
La sera Michela aveva una crollo emozionale, si riversava dentro di sè una frana emotiva. Chissà, forse pensava troppo e i pensieri le minavo le basi della mente. Sta di fatto che quella piccola e fragile creaturina, la sera si metteva a guardare fuori dalla finestra e il cielo le sembrava una minaccia, gli alberi le parevano mostri che volevano uccidere le sue ultime speranze. Rimaneva quindi dentro l'involucro dei vestiti soltanto un corpicino smunto, lei si sentiva venire via, lei non si sentiva più libera. Michele gli aveva donato un sentimento incredibile, ma nel frattempo (senza che lei se ne accorgesse) l'aveva anche incatenata a lui: si rendeva conto Michela, mentre stava seduta sul suo letto, la faccia rivolta verso la finestra, di essere dipendente da Michele. Che ogni battuta che sentiva fare, lei subito pensava a lui e si chiedeva"chissà se Michele l'avrebbe apprezzata". Si accorse che la gelosia le divorava la pancia e che le sue giornate senza lui erano più vuote.
Certe notti, trasportata da questi pensieri serali, Michela invece di dormire pensava che doveva riacquistare la sua libertà: l'orgoglio le premeva sulle costole, non poteva davvero permettersi di dipendere da qualcun'altro; tempo fa si era fatta una promessa, dopo un amore sbagliato, dopo una fiducia beffeggiata e schiaffeggiata..... "Mai più... Mai più...."
Ma si ritrovava al punto di partenza invece. E chiedeva a Dio aiuto, lo chiamava e gli chiedeva cosa fosse meglio, l'amore o la libertà. Stare male per qualcuno o soffrire per guadagnarsi la propria libertà.
Ancora se lo domanda. Mi guarda e mi formula la domanda con quegli occhi terribilmente limpidi che fanno trasparire tutta l'angoscia di quel dubbio atroce, che si vergogna a esprimere ad alta voce.
So che certe volte ha mandato messaggi puramente folli a Michele, chiedendogli di risparmiarla, di non chiedere più di lei, perchè lei non riusciva a sorreggere questa umiliazione. Il dolore forte e amaro che si prova per qualcun'altro. Non poteva sopportarlo, vedeva un dispendio di energia inutile e masochista.
Perchè lei è convinta profondamente che l'assenza non può essere placata. Che niente è destinato a durare per sempre.





...E come darle torto?

giovedì 31 maggio 2012

MONTAG E TUTTO L'UNIVERSO CHE CI STA DIETRO

La presentazione
la bellezza di nuovo incontrata
le mani di chi mi ha guidata 
e mi ha cresciuta
a suo modo
in un bellissimo modo.

Le parole
di nuovo
ancora
insaziabili
che facevano venir fame
d'amore 
di capienza
di dolcezza.

Giacomo mi dice
"sei stata la migliore"
Giacomo
mi abbraccia
Giacomo
con gli occhi
mi guarda
veramente
per la prima volta
dentro
e si siede 
per riscaldarsi 
davanti al mio
falò.

E lui
ancora una volta
mio
la sua voce
mi accarezza
i capelli
e le stelle
sono già
tra i miei capelli.
Mi ha abbracciato
prima che 
tutto iniziasse
mi ha sfiorato,
avrei voluto che mai finisse
quell'attimo
di pazzia.
Il tempo
doveva congelarsi
relegarmi a quel suo tocco
al suo profumo
per sempre.
Mi ha toccato
e le labbra si beavano
gioivano
si crogiolavano
nei suoi occhi.
Ah, i suoi occhi...

martedì 29 maggio 2012

maledizione, adoro le mele marce.


Adesso, in questo momento, ho deciso di farmi del male. Sporca e stupida masochista. 
Ho anche appena finito di leggere "Gang Bang", e ho trovato tale frase: non lo sai? Chi è danneggiato ama chi è danneggiato come lui.
Ma la ribalto adesso questa cazzata di frase; la ribalto e dico che adesso IO voglio danneggiare. In realtà si ama chi ci danneggia, non chi è danneggiato come noi. In realtà si ha bisogno di qualcuno che ci maltratti. 

E' la verità.

Il sentimento si contamina di dipendenza, ferisci, colpisci alle spalle chi ti è accanto... Mostrati tirannica e titanica, mostra la rabbia indomabile che hai dentro, Poco importa quanto irrazionale sia, poco importa se capisci un poco che in realtà non è giusto. Il dolore lega inesorabilmente. Il boia e il condannato. La tortura se prolungata, se alternata qualche volta a parole dolci di richiesta di perdono diventa agli occhi del povero Cristo martoriato un gesto d'amore del boia. Lo ricercherà. E' la verità.
Ho visto. Ho osservato. Da masochista a sadica. Il confine quasi non esiste. Le persone che ci abbandonano, che ci umiliano, sono quelle che ci restano addosso; i momenti invece di vera felicità ci sembrano cose normali, ed il meccanismo del ricordo le leviga e le piega alla logica della quotidianità. Non ti rimangono impressi i sorrisi. Ricordi il momento in cui ti ha detto "amo un'altra", "non mi sento preso come credevo di essere". Ti ricordi esattamente la sensazione che hai provato, la senti amplificata e il sangue ti ribolle nelle vene. Ricordi perfettamente, hai sentito che la schiena ti si è spezzata, gli occhi si sono dilatati, increduli, le spalle hanno perso tono. Non riesci che a guardarti i piedi e a sprofondare sempre di più in quel mare di delusione e umiliazione. Non ti sei sentita compresa. Accettata. Uno schiaffo in pieno viso. Non ti sei sentita abbastanza. Inutile. Usata e poi gettata via. Gli occhi fissi su quelle maledette scarpe sporche di ricordi.
E' la verità.
Ho visto con questi occhi tutto ciò. Davvero, io credo che ho talmente paura, sono talmente angosciata dalla sua assenza, dall'astinenza che mi provoca la sua lontananza che potrei veramente fare una cazzata, adesso. Uccidere quanto di più puro c'è fra me e lui e legarlo a me come una malattia. Come un livido, una tumescenza, aggrappati alla pelle bianca e casta. Strangolare il mio - il suo- amore per egoismo. Perché deve capire che posso esserci solo io adesso, per lui. 
Dio, che paura che mi faccio. Giuro, mi sto terrorizzando con la mia stessa anima.

domenica 6 maggio 2012

L'inizio della fine.

E' tutto concentrato
il silenzio oltre a me
quelle lacrime della donna di roccia
quella barba che mi sorride
che mi attrae
che mi fa sorridere.

Ho voglia di piangere e ho voglia di questo male tanto dolce, tanto acuto. Lascio che il sipario cali sulla scenografia di questa vita così bella, confusionaria, che mi sta sfuggendo come una giovane gazzella, a balzi leggiadri e bellissimi. Signori, la pièce sta giungendo alla sua fine, credo che tutto si concluderà con una tragedia intelligente: avrà il sipario, che sta calando su di me come una ghigliottina, tra le sue pieghe vellutate una morale che colerà su tutti noi e non ci lascerà mai soli. Scalderà il ventre freddo e sterile del futuro. Lo rianimerà, vedrete.

Signori, ho voglia di piangere. Signori, tutto morirà, capite?

Era la dolcezza degli sguardi, 
l'arrivare la mattina presto, ancora tiepidi di sonno e trovare lì pronto un fiore-sorriso da cogliere.
Era la conquista della fiducia, era l'equilibrio che ci siamo a turno donati.

Tutto muore, abbiamo raggiunto una vetta la cui visione potrebbe sembrare soltanto un sogno, con le morbide sfumature dei pastelli, ghirlande di fiori e odori da far perdere la testa. Adesso la vetta inizia a perdere la consistenza, noi ci stiamo diramando e disperdendo. Eravamo uno. Tanti che si erano ritrovati in Uno. Cielo mio, ascolta queste mie parole, esse mi sembrano banali e patetiche, il mio sentimento è troppo denso, troppo spumoso e libero per racchiuderlo in loro
.
E' dura accettare la fine. Cresceremo, vivremo le nostre vite. Continuate a ripetermi che è giusto così, ognuno dovrà diventare qualcuno e maturare. Ma che lacerazione sento dentro questo piccolo petto! E' una violenza che si consuma piano piano, ma che mi penetra e mi annienta. Il mio malessere è concreto quanto è concreto il distacco. Mi state portando via la pelle, gli occhi ed i polmoni: quella è diventata casa mia, con tutti loro, con il loro amore, con i loro grossi, troppo grossi difetti. La convivenza da forzata è diventata necessaria, per urgenza individuale. Quando non siamo insieme ci cerchiamo e quando ci troviamo il cuore sospira, si accascia alla gabbia toracica e si sente nuovamente felice: tutto a posto, falso allarme.
Con che coraggio mi chiedete di dirgli che presto, molto presto dovrà abituarsi all'assenza di tutti loro? Il suo mondo diventerà un mondo senza gravità, senza leggi fisiche a governarlo. Sarà nel più completo caos. Dovrà nuovamente trovare un equilibrio, un'altra cosa a cui aggrapparsi. Ma senza loro, senza quelle mattinate lunghe chilometri, che non finivano mai con astronomia e qualche sigaretta, tra Pasolini ed un caffè macchiato e la maglietta macchiata da portare fino al tocco. No, non ci saranno ore buco, niente più partite clandestine a pallavolo in classe, niente più cazzate. Signori, non avremo più la necessità di fare le buzzate, di entrare un'ora più tardi, di prendere 5 all'interrogazione che sapevi ti sarebbe toccata, te lo sentivi; e ovviamente non eri preparato. La corsa deve finire qui, accanto ad un foglio bianco che stupreranno scrivendoci sopra una cifra che ha la presunzione di giudicarti per tutti questi cinque anni. Non potranno mai farlo in realtà, lasciamoli sonnecchiare dentro a questa illusione, ma no, mai potranno giudicare cosa ci è successo in 5 anni. Non potranno mai indovinare che cosa ci siamo passati a vicenda, quale nettare abbiamo condiviso.

Mi mancherà tutto, dalla parete bianca sulla quale è appesa la lavagna in classe nostra al vero bene che ci siamo voluti. 


Il distacco inizia
quelle lacrime
quella barba
gli zaini e gli amori
l'eco della risata in corridoio
la dolcezza di certe spiegazioni
l'amaro di qualche delusione.


Le foglie del presente
di un albero lontano
che chiama, 
ma affonda 
le radici
nel passato.