Appoggio la testa su quell'abisso fatto di onde spumose e azzurre tendendo loro l'orecchio: arrivano ovattati discorsi di squisita armonia, dissonanze che però sono dolci da levigare. Decido di immergere tutto il corpo e mi lascio sopraffare: parole di persone lontane, ma che sono vicine al mio cuore, ai miei polmoni, più dell'aria e del sangue che dona vita alla mia persona. Ascolto con occhi stellati le vicissitudini, le frane del pensiero umano e il tentativo di saltare in alto, sempre più in alto, planare tra gli astri e struggersi di meraviglia per arrivare a Dio, alla sostanza, al Bene Sommo. Mi tengo fra le mani come perle discorsi acuti, alcuni ingenui e dolci, altri pesanti come il buio ma incantevoli come seta sulla pelle. Respiro Spinoza e il mondo crolla di vecchie idee tenute assieme dai tessuti del mio corpo. Un battito di vita in quelle parole, un battito di forza e volontà che mi fanno pensare "non voglio morire, voglio stringermi attorno al fuoco dei loro animi". Tutti loro, i più antichi e i più rivoluzionari, li tengo per il polso, non voglio dormire, voglio che mi tengano sveglia con le loro storie di vita e di massimi sistemi.
Trattengo granelli di verità, le sfaccettature di questo mondo che a volte mi pare troppo futile oppure troppo pesante. Vivo con loro, adagio il mio respiro al loro e mi fanno da grande culla dove tenere i germogli della mia mente.
Sorrido, perchè finalmente le mie domande trovano dei riflessi speculativi nella storia. I loro nomi sono rosari che placano la mia fame di vita e profondità. Ammiro quel professore che mi legge la poesia di Borges su Spinoza, l'altro che ci guarda e negli occhi ha punti interrogativi che indirizza verso di noi e ci narra di mondi soprasensibili, fenomeni, noumeni, vizi e virtù. Si parla di UMANITA', si parla di quei limiti invalicabili che attanagliano l'uomo ma che lo rendono libero, false credenze e dolci menzogne... Tutto nasce e muore nello spirito umano, il mondo è bellezza e putridezza, ci muoviamo alla cieca per sfamarci, senza sfamarci mai.
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