mercoledì 7 gennaio 2015

E' a te che parlo

Davvero stavolta sarà la volta buona?
Davvero riuscirò a lasciarti scivolare via con dolcezza dalle mani senza ripensamenti? Come i piccoli granelli di sabbia di una spiaggia ormai esistente solo nella memoria?

Sarà difficile concludere con dignità dopo tutto quello che è stato, con libertà pacata.
Risulterà complicato non far vincere i piccoli capricci, fiori di dolci piante d'abitudine preziosa.
Quasi impossibile sarà resistere senza le consolazioni che ci donavamo, le pelli che si scambiavano.
Ridere per nulla, ridere nel cuore della notte per le frasi che non articolavo bene. E per le tue stupide battute.
Riusciremo veramente ad esserci comunque, l'uno per l'altro senza farci del male? 
Riusciremo a parlarci e a non vedere l'amore esplodere sotto le pupille? O meglio, riuscirà l'amore ad arginarsi e a non scoppiare nei nostri occhi?
Riusciremo mai ad essere amici, compagni fedeli di segreti, magari di segreti d'amore... Riusciremo a non desiderarci, a viverci sotto pelle diversa rispetto a quelle con cui abbiamo imparato a conoscerci fino nella più oscena ed estremamente dolce intimità?
Il nostro abbraccio sarà capace di mutar forma e adattarsi agli abiti più stretti di un'amicizia? 
Ho sempre detestato il fatto della regressione del rapporto, ogni volta che ci lasciamo con qualcuno a cui abbiamo voluto un forte bene: si riazzera tutto, ci hai parlato di cose che ti vergogni ad ammettere a te stessa, gli hai confidato brutte azioni, ci hai condiviso le più forti felicità, lo hai immerso nel tuo mondo e nei tuoi sogni e poi...puff, ci si lascia e resta solo lo spazio per un'ingombrante ed imbarazzante indifferenza. Sai come sono i suoi occhi al mattino, ancora stropicciati dai sogni, ma non ci parli più. I suoi ritmi quotidiani, hai imparato i suoi modi di dire ed i suoi toni: hai scoperto i suoi umori, come li manifesta e come li cela. Quella persona si è aperta in un universo davanti a te fino a pochi istanti fa, adesso è un muro ermetico su cui hai l'obbligo del veto dell'indifferenza. Devi astenerti.

Ma l'immaginazione non ha confini, e io voglio immaginare che io e te saremo la contraddizione, il paradosso di questa legge di natura dei rapporti umani; di noi spero si dirà che ci siamo tanto fatti bene, e poi tanto, tanto male, ma.... Ma ancora conserviamo gelosamente l'uno i tratti caratteristici dell'altro dentro la nostra profondità e che ancora ne parliamo, di questi abissi che ci portiamo dietro con fatica. Non sarà tabù ricordarmi e ricordarti con finissima malinconia i giorni passati l'uno a fianco dell'altro, non sarà tabù raccontarmi e raccontarti come sono i miei giorni ora che sono senza di te, che sapore ha questa vita senza di te. Di noi vorrei tanto che si dicesse "si sono fatti molto bene e poi molto male. Ma ancora si parlano come esseri umani che si son conosciuti da molto vicino". 
Ecco, questo mi renderebbe felice. Questa è la mia nuova utopia. 
Non sono sicura di riuscire a sostenerla io per prima, è difficile adattare la realtà ad un ideale senza distruggerla trasformandola in altro, 

ma vorrei tanto poter provare a tenere comunque a me vicino il tuo bel sorriso.

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