Respira, espira. Butta fuori tutto quello che hai dentro.
Ma come si fa?
Sii coraggiosa. Abbi il coraggio di guardarti allo specchio. Sii oggettiva. Valuta i tuoi difetti, valuta le tue qualità. Non scoraggiarti, non scartarti. Ma non volare troppo in alto, resta fedele alla tua immagine riflessa. ...Non ci riesci.
Non ci riesco, no. Un buco nero mi opprime, ho il cuore che mi pungola.
Geme.
Gemo. Che tristezza. Troppo densa per levarmela da sopra la pelle tutta questa frustrazione, è petrolio nero che nero mi fa vedere tutto.
Non sei adatta a questa vita.
Non sono adatta.
Non hai coraggio.
Mi manca il coraggio. Non trovo le parole, non trovo gli argomenti.
Il sorriso perchè non ti viene spontaneo, perchè non ruggisci quello che vorresti dire? Commiserarti così penosamente. Stai facendo acqua da tutte la parti, sei rugginosa, sei invecchiata di mille anni.
Non sono io. Questa non sono io.
Sì, lo sei.
...
Sei tu, che ti svegli la mattina già ferita da questa giornata che deve ancora cominciare. Sei tu che rimandi all'infinito i conti con te stessa. Sei tu, non vergognartene: nessuno è perfetto, dico bene?
Già.
Però forse ti senti peggiore degli altri.
Pavida.
Non all'altezza delle tue stesse aspettative. Sei lunatica. E vai giù di tono troppo velocemente.
E' perchè sono una debole.
E' perchè è così che ti stai costruendo.
Non ho la forza di osare oltre. Questo merito.
Sicura?
No.
Allora perchè lo fai?
Non so. Pigrizia, dolore, sensibilità, disgrazie, scuse, bugie. Sono in overdose di pensieri.
Sei solo in overdose di autocommiserazione.
Forse.
Non puoi.
Perchè?
Peggiorerà e basta. Arriverai al punto in cui veramente non riuscirai a guardarti.
Non lo faccio neanche ora.
ma qualche volta sì, a volte pensi che ne valga la pena, che non tutto è perduto.
Sì, è vero.
E' la verità. Sì.
...
Ma dura troppo poco.
Cosa?
Questo sentirmi...Meglio? Chiamiamolo così, okay.
Fallo durare di più.
Non sono io che decido come sentirmi.
Sei tu che decidi di sopportare, gettando lo sguardo ad un paesaggio in lontananza, ma più bello e invitante.
E' illudersi.
No, è soppesare tutto quello che potrebbe succedere se tu resistessi un altro po' a questo malessere.
Potrebbe andare peggio: credere che in futuro starò bene e invece...
Stai facendo qualcosa per migliorare la situazione?
Non so, in questo preciso momento no.
Perchè?
Non sono adatta a vivere.
Allora il problema non è cambiare le cose esterne, devi cambiare tu!
Le persone non cambiano, io sono fatta così.
Cazzate.
Perchè dovrei fingere di essere un'altra persona solo per SEMBRARE di stare meglio?
Questo è quello che stai facendo adesso. Devi buttarti. Non essere timorosa. Non ritrarti come un riccio.
Il riccio...
Sì, un riccio. Dai fiducia a questo mondo, dai fiducia alle persone che stanno fuori di te.
Fuori di me?
Sì, dai troppa importanza a quella vocina dentro che critica ogni cosa che fai.
Ah.
Già; sai una cosa?
Dimmi.
Nessuno è qui a questo mondo per giudicare incessantemente te.
Davvero?
Già. E anche se a volte qualcuno lo fa, perchè ti logora così tanto? Perchè ti fai influenzare così tanto dai giudizi?
Perchè mi vergogno.
ma di cosa?!
Di essere qua. Di vivere in un certo modo. Pensare in un certo modo. Agire in qualche modo. Mi vergogno di essere al mondo.
Ti vergogni anche di come cammini.
Esatto! E allora come posso non vergognarmi di cosa sento, di cosa penso, di cosa amo, se mi vargongo addirittura di come metto i piedi su questa terra?
Ti fai del male.
Ma non riesco a smettere.
Prenditi una giornata respiro: chiudi gli occhi. Scaccia i brutti pensieri, rimani sola con te, ascolta cosa ha da dire ogni tua singola movenza, ogni dente storto, ogni cicatrice, ogni passo fatto male. Ti racconteranno di te, di come sei cresciuta, di cosa hai visto sognato immagazzinato dentro di te. E adesso ascoltami: chi ha mai il potere di giudicare tutto questo? neanche tu stessa! sei una storia vivente, sei il presente che incessantemente si trasforma in passato, sei un sogno che muta la pelle in futuro. Cosa hai che non va? La timidezza è la TUA timidezza, è il tuo approcciarti al mondo. Non rigettarla: prendila per mano, falle conoscere ogni cosa con delicatezza e con i tuoi tempi. Falla schiudere dolcemente al mondo. Ricordati che tu sei. respiri vivi annusi sorridi tendi le mani e aiuti.
Cambi. Migri. Cresci. guardati con serenità. Guarda gli altri con serenità. Concedi la pazienza, abbi cura anche di ciò che di te non ti piace. Sei tu.
...Sono io. Sì.
Lascia traspirare questo velo di scoraggiamento dai pori della pelle.
C-ci proverò.
Decidi tu cosa è meglio per te. Senza la paura di sentenze esterne. Vivi il mondo attraverso questo tuo corpo. Con questa tua anima. E lasciala esprimersi serenamente.
lunedì 2 settembre 2013
domenica 18 agosto 2013
endless
Mi offre la sua mano per salvare il nostro amore. Passione, bruciante. E poi la dolcezza. Di quella richiesta fatta sulla punta della lingua, per paura di incrinarla, se viene detta troppo forte.
Lo sguardo, limpido, deciso ma intimorito. Un cucciolo di vita appena esplosa, sugli scogli del buio.
Ho adorato i suoi occhi che non smettevano di cercarmi, boccioli di speranze appena risorte. La sua mano mi teneva alto il mento, mi costringeva a scandagliare la sua anima, che fremeva, era avida del mio sguardo.
Oggi ha scelto. Ha scelto di restare e di tenermi stretta. Oggi si è guardato per la prima volta allo specchio, e nel mentre per la prima volta ha iniziato a sognare, e a credere nel sogno. Il coraggio lo ha sorretto, sta volando.
Mi strappa dalle labbra due piccole parole, 3 sillabe in tutto, ma sono quelle che vuole gli accarezzino il pelo del suo amore. Mi sorride piano, senza sforzi enfatici, ha quasi paura di rompermi. Appoggia adesso tutta questa sua felicità sulle mie labbra, mi chiede di nuovo di rassicurarlo, ancora quelle tre benedette sillabe.
Sorrido, ancora un po' confusa, ma comunque gliele ripeto e...finalmente il mio "oscuro passeggero" può andare in letargo per un po'.
Neanche io voglio sia l'ultima volta che tu mi guardi così. Neanche io voglio che questo tuo sorriso abbia vita per un solo giorno, amore.
Lo sguardo, limpido, deciso ma intimorito. Un cucciolo di vita appena esplosa, sugli scogli del buio.
Ho adorato i suoi occhi che non smettevano di cercarmi, boccioli di speranze appena risorte. La sua mano mi teneva alto il mento, mi costringeva a scandagliare la sua anima, che fremeva, era avida del mio sguardo.
Oggi ha scelto. Ha scelto di restare e di tenermi stretta. Oggi si è guardato per la prima volta allo specchio, e nel mentre per la prima volta ha iniziato a sognare, e a credere nel sogno. Il coraggio lo ha sorretto, sta volando.
Mi strappa dalle labbra due piccole parole, 3 sillabe in tutto, ma sono quelle che vuole gli accarezzino il pelo del suo amore. Mi sorride piano, senza sforzi enfatici, ha quasi paura di rompermi. Appoggia adesso tutta questa sua felicità sulle mie labbra, mi chiede di nuovo di rassicurarlo, ancora quelle tre benedette sillabe.
Sorrido, ancora un po' confusa, ma comunque gliele ripeto e...finalmente il mio "oscuro passeggero" può andare in letargo per un po'.
Neanche io voglio sia l'ultima volta che tu mi guardi così. Neanche io voglio che questo tuo sorriso abbia vita per un solo giorno, amore.
mercoledì 31 luglio 2013
A cosa serve stare insieme?
A che cosa serve stare insieme se ci fa stare male? A cosa serve, se in realtà il risultato sono ferite multiple? Tradimenti? Sviste? Sogni infranti? Perchè stare insieme e strozzarci con baci e carezze? Perchè questo circolo vizioso dal quale non riusciamo a chiamarci fuori? Perchè far divorare il cuore dai dubbi? Perchè cedere i pensieri più intimi, il piacere più grande a qualcun'altro, che ci devasterà?
E' successa una frana, una valanga, nella quale niente si è salvato. Io sono stata ferita, amici e amiche pure. Perchè? Dove cazzo sta il senso per tutto questo? Morire, sentirsi mancare, mortificare e comunque continuare ad amare. Amare chi ha spezzato la colonna vertebrale della nostra felicità.
Alzo gli occhi al cielo e lo trovo stellato. Buffo. Mentre mi divincolo tra questi tarli crudeli le stelle stanno là, sopra di me. Indifferenti. E' quasi ridicolo, ho un universo davanti a me e mi perdo nel mio microcosmo, fatto di problemi, dubbi, risate a metà e pianti.
Che le stelle mi siano testimoni, brillino e veglino su questo mio dolore, sul dolore dei miei compagni. Sulle nostre disillusioni. Sui nostri amori imperfetti e tiranni.
E che mi ascoltino, perchè per l'amore abbiamo dato tutto. E' una questione di principio: fidarsi, fidarsi ciecamente ed essere calpestati, umiliati, derisi per questo.
Quanto è frustrante avere concesso tutto di noi, aver riposto tante, tantissime belle cose in una persona che ti viola così profondamente. Ti strappa qualcosa di vitale. E tu ciondoli, ancora incredula, sanguinante e stranita, in questa storia in cui ti sei ritrovata e che non riesci a capire.
A cosa serve stare insieme e ferirsi? Perchè non si è in grado di essere fedeli a dei valori, al vero bene che si nutre per qualcuno?
A COSA SERVE STARE INSIEME?
E' successa una frana, una valanga, nella quale niente si è salvato. Io sono stata ferita, amici e amiche pure. Perchè? Dove cazzo sta il senso per tutto questo? Morire, sentirsi mancare, mortificare e comunque continuare ad amare. Amare chi ha spezzato la colonna vertebrale della nostra felicità.
Alzo gli occhi al cielo e lo trovo stellato. Buffo. Mentre mi divincolo tra questi tarli crudeli le stelle stanno là, sopra di me. Indifferenti. E' quasi ridicolo, ho un universo davanti a me e mi perdo nel mio microcosmo, fatto di problemi, dubbi, risate a metà e pianti.
Che le stelle mi siano testimoni, brillino e veglino su questo mio dolore, sul dolore dei miei compagni. Sulle nostre disillusioni. Sui nostri amori imperfetti e tiranni.
E che mi ascoltino, perchè per l'amore abbiamo dato tutto. E' una questione di principio: fidarsi, fidarsi ciecamente ed essere calpestati, umiliati, derisi per questo.
Quanto è frustrante avere concesso tutto di noi, aver riposto tante, tantissime belle cose in una persona che ti viola così profondamente. Ti strappa qualcosa di vitale. E tu ciondoli, ancora incredula, sanguinante e stranita, in questa storia in cui ti sei ritrovata e che non riesci a capire.
A cosa serve stare insieme e ferirsi? Perchè non si è in grado di essere fedeli a dei valori, al vero bene che si nutre per qualcuno?
A COSA SERVE STARE INSIEME?
sabato 15 giugno 2013
Ibrido
Sono un ibrido di prima categoria.
Ho sempre cercato di non rientrare appieno in nessuna etichetta. Un ibrido di mente, cuore e corpo. Mi spingo per i più diversi stili, toni o sfumature. Ti sarà difficile afferrarmi, farmi smettere di cambiare continuamente e farmi tua. Ti sarà difficile accettare le mie parole, ma ti penetreranno nel cuore e te lo faranno sanguinare, vedrai.
Non voglio essere qualcosa di definito con dei confini. Voglio essere vento e passarti attraverso, annusare i tuoi capelli e poi schizzare via verso l'oceano, il sole, lo spazio, lo stelle.
Ci sei ancora. Fra le mie piaghe, è bastato che tu riaprissi un attimo la bocca e di nuovo di sono aperti i ricordi. Sono sterili, non muoio più per te, ma la tua forza inciderà sempre su di me. Come quasi se dovessimo consumarci insieme, fino all'ultimo spasmo. Ma non sarà così stavolta. Non ti terrò aggrappato alle mie speranze, semplicemente perchè non è ciò che voglio. Mi sento avvinghiata a te, ma per il passato, perchè per te ho sperimentato il lungo spettro dei sentimenti, tutto, senza saltare niente.
Sono un ibrido. E di questo vado fiera. E' la mia punta d'orgoglio, la mia vanità. Sono un ibrido anche per i sentimenti e per la persona da amare, solitamente amo la persona che di meno tutti si aspetterebbero che io amassi. E forse anche quella che io non mi aspetterei. Amo sorprendere. Amo andare fuori dalle righe e con tua sorpresa farti capire che mai, mai mi inquadrerai perfettamente. Per questo mi amerai, mi odierai. Mi vorrai o non mi vorrai. E forse, capirai che è un capriccio da bambina, per distinguersi dagli altri, preservare la mia natura di ibrido. E forse, per questo, proverai un po' di tenerezza per me e per te, perchè anche tu in fondo sei un ibrido, una sfida contro la natura, la "provvidenza divina". Fabbricati da solo, creati, inventati, correggiti. E tienimi per mano, fammi sentire meno sola.
Ho sempre cercato di non rientrare appieno in nessuna etichetta. Un ibrido di mente, cuore e corpo. Mi spingo per i più diversi stili, toni o sfumature. Ti sarà difficile afferrarmi, farmi smettere di cambiare continuamente e farmi tua. Ti sarà difficile accettare le mie parole, ma ti penetreranno nel cuore e te lo faranno sanguinare, vedrai.
Non voglio essere qualcosa di definito con dei confini. Voglio essere vento e passarti attraverso, annusare i tuoi capelli e poi schizzare via verso l'oceano, il sole, lo spazio, lo stelle.
Ci sei ancora. Fra le mie piaghe, è bastato che tu riaprissi un attimo la bocca e di nuovo di sono aperti i ricordi. Sono sterili, non muoio più per te, ma la tua forza inciderà sempre su di me. Come quasi se dovessimo consumarci insieme, fino all'ultimo spasmo. Ma non sarà così stavolta. Non ti terrò aggrappato alle mie speranze, semplicemente perchè non è ciò che voglio. Mi sento avvinghiata a te, ma per il passato, perchè per te ho sperimentato il lungo spettro dei sentimenti, tutto, senza saltare niente.
Sono un ibrido. E di questo vado fiera. E' la mia punta d'orgoglio, la mia vanità. Sono un ibrido anche per i sentimenti e per la persona da amare, solitamente amo la persona che di meno tutti si aspetterebbero che io amassi. E forse anche quella che io non mi aspetterei. Amo sorprendere. Amo andare fuori dalle righe e con tua sorpresa farti capire che mai, mai mi inquadrerai perfettamente. Per questo mi amerai, mi odierai. Mi vorrai o non mi vorrai. E forse, capirai che è un capriccio da bambina, per distinguersi dagli altri, preservare la mia natura di ibrido. E forse, per questo, proverai un po' di tenerezza per me e per te, perchè anche tu in fondo sei un ibrido, una sfida contro la natura, la "provvidenza divina". Fabbricati da solo, creati, inventati, correggiti. E tienimi per mano, fammi sentire meno sola.
martedì 4 giugno 2013
stracci di non so che, boh
La confusione mi sta distruggendo: ho frammenti di pensieri in testa, mal collegati fra loro, che gettano la rete del dubbio e nulla più.
Indecisione.
Rabbia.
Tarlo della mente.
Sono nauseata da questa mia irresolutezza naturale, per la quale sono portata fin dal giorno in cui ho iniziato a scegliere nella mia vita. Esplosioni violente fra i nodi della mente, ma tutto resta ancora in silenzio. Mi offusca, mi fa svenire, vorrei avere polso e cuore fermo, invece barcollo, ubriaca di rimorsi e di paura di sbagliare, accendo il cerino della speranza ma tutto collassa, è un soffio di vento che mi porta via la fiamma dalle dita.
Buio. Ancora confusione.
Scelgo la mia strada, facendo finta di esserne sicura, la prima curva ed è già un calvario, già mi guardo indietro e non riesco ad andare avanti. Dovrei, però. O forse no?
Piedi stanchi di non avere una rotta, di ritornare sui propri passi. Gioco a mosca cieca con la mia coscienza, gioco a mimetizzarmi con gli insetti di questa notte densa di frustrazione. Provo ad impormi di ascoltarmi, ma non riesco a capire. Tento di intessere un ponte di fili sottili fra ciò che sono e ciò che voglio. Ma cosa voglio io? Come si fa a saperlo? Quante carezze ha bisogno il mio corpo per sentirsi (anche per solo un secondo) sazio? Quante belle parole qualcuno deve cucire per me per raggiungere la mia anima?
E inoltre nel mio ventre nascono falene che vorrebbero crescere e evolversi in felicità alata, ma le lascio morire di stenti. Sempre a rincorrere il niente, le cause più perse e tumefatte.
Troverò mai pace in questa corsa disperata fatta a casaccio?
Indecisione.
Rabbia.
Tarlo della mente.
Sono nauseata da questa mia irresolutezza naturale, per la quale sono portata fin dal giorno in cui ho iniziato a scegliere nella mia vita. Esplosioni violente fra i nodi della mente, ma tutto resta ancora in silenzio. Mi offusca, mi fa svenire, vorrei avere polso e cuore fermo, invece barcollo, ubriaca di rimorsi e di paura di sbagliare, accendo il cerino della speranza ma tutto collassa, è un soffio di vento che mi porta via la fiamma dalle dita.
Buio. Ancora confusione.
Scelgo la mia strada, facendo finta di esserne sicura, la prima curva ed è già un calvario, già mi guardo indietro e non riesco ad andare avanti. Dovrei, però. O forse no?
Piedi stanchi di non avere una rotta, di ritornare sui propri passi. Gioco a mosca cieca con la mia coscienza, gioco a mimetizzarmi con gli insetti di questa notte densa di frustrazione. Provo ad impormi di ascoltarmi, ma non riesco a capire. Tento di intessere un ponte di fili sottili fra ciò che sono e ciò che voglio. Ma cosa voglio io? Come si fa a saperlo? Quante carezze ha bisogno il mio corpo per sentirsi (anche per solo un secondo) sazio? Quante belle parole qualcuno deve cucire per me per raggiungere la mia anima?
E inoltre nel mio ventre nascono falene che vorrebbero crescere e evolversi in felicità alata, ma le lascio morire di stenti. Sempre a rincorrere il niente, le cause più perse e tumefatte.
Troverò mai pace in questa corsa disperata fatta a casaccio?
martedì 14 maggio 2013
Cenere
La regina ha scoperto le sue carte.
I castelli - menzogne, solo menzogne-
sono crollati alle sue spalle,
ai piedi di quel teatro
che si era costruita con un sorriso
reso freddo e brutto dalla falsità.
Non provo pena, non provo compassione,
perchè so che ci vuole una gran forza
per portare avanti quotidianamente
la finzione,
che in realtà ti sta consumando dentro
questo sporco lavoro.
Ha i nervi ed i tendini tirati
si apre a me ma
il tempo in cui la guardavo con indulgenza
è tramontato da troppo tempo
non riesco a recuperarlo.
Sarà la delusione che mi ha inflitto
Mi sono irrigidita come un vecchio ciliegio
ricurvo su una terra morta
ed il vento che lo tormenta da sempre.
Non ho più frutti da offrirti,
anche volendo non posso più donarteli
come una volta.
I castelli - menzogne, solo menzogne-
sono crollati alle sue spalle,
ai piedi di quel teatro
che si era costruita con un sorriso
reso freddo e brutto dalla falsità.
Non provo pena, non provo compassione,
perchè so che ci vuole una gran forza
per portare avanti quotidianamente
la finzione,
che in realtà ti sta consumando dentro
questo sporco lavoro.
Ha i nervi ed i tendini tirati
si apre a me ma
il tempo in cui la guardavo con indulgenza
è tramontato da troppo tempo
non riesco a recuperarlo.
Sarà la delusione che mi ha inflitto
Mi sono irrigidita come un vecchio ciliegio
ricurvo su una terra morta
ed il vento che lo tormenta da sempre.
Non ho più frutti da offrirti,
anche volendo non posso più donarteli
come una volta.
sabato 4 maggio 2013
Un amore che cerca la sua giusta dimensione
Il sole è alto e illumina i pulviscoli bianchi nell'aria; io resto ancora un attimo seduta davanti alla finestra, a guardare il muro di pietra davanti, dove le ombre si nascondono nelle fessure dei sassi: un muro che sembrerebbe un colosso sicuro è invece sopraffatto dalle mille crepe del tempo.
Succede anche a noi una cosa del genere: apparentemente sembriamo intatte, il corpo è fluido nei movimenti ed anche i discorsi scivolano con facilità. Diversa è invece la situazione se si parla di pensieri e sentimenti; macerie che stanno marcendo nel cuore, i pensieri sono spaccati, divisi, logori. Difficile che ci sia un pensiero immacolato e chiaro, è più un tripudio di fulmini, impulsi nervosi che si confondono e si fondono assieme.
Così, davanti a questo muro e a questa finestra tento di creare una collana perfetta di pensieri fini e lucenti, uno accanto all'altro, senza che si disperdano.
Cerco di schiarire le coltri di nuvole che ci riguardano.
Mesi che si susseguono e forse il sole sta per spuntare veramente. Forse (perchè ancora ho paura di sperare), io e te ci stiamo sintonizzando in un ordine di idee che nascono da un equilibrio tanto ricercato. I nostri ruggiti ci hanno spaventato troppo, abbiamo la coda fra le gambe, ma tanta, tanta voglia di viverci ancora. Non possiamo averne abbastanza, ti guardo e i tuoi occhi chiedono e danno, ad un ritmo che mi fa essere ansimante. I baci non bastano, le tue mani vogliono di più, ma neanche il sesso basta. Dovremmo trafiggerci e arrivare direttamente a quel cuore di carne e sangue, sentire che io sto accarezzando il tuo battito vitale e tu il mio. In quel momento forse smetteremmo di angosciarci, di ricercare con ferocia la pienezza, la felicità palpitante. Tu la mia, io la tua.
Cerchiamo di modularci, sussistere dentro l'altro con meno aggressività. Le paure sono tante e grandi, le gelosie infinite... Tutto questo esplode poi nella rabbia covata, i rinfacci sono schiaffi a cuore aperto.
Gli orgogli sono stati deposti, abbiamo capito quanto pericolosi possano essere, quali ferite aprano dentro l'anima: mi immagino di noi in questo momento come due sagome attorno ad un falò sulla spiaggia. Due guerrieri, che si sono accorti dell'inutilità del combattere e che adesso hanno solo voglia di amore e carezze. Mi sussurri parole sotto costellazioni che viaggiano nel cielo, incuranti dell'universo che abbiamo noi due dentro. Ti dico che ce la faremo. Che ti amo. Che ho voglia di te. Che riusciremo ad amarci senza ferirci troppo.
Ti dico che non vorrei nessun altro, ed è vero.
Succede anche a noi una cosa del genere: apparentemente sembriamo intatte, il corpo è fluido nei movimenti ed anche i discorsi scivolano con facilità. Diversa è invece la situazione se si parla di pensieri e sentimenti; macerie che stanno marcendo nel cuore, i pensieri sono spaccati, divisi, logori. Difficile che ci sia un pensiero immacolato e chiaro, è più un tripudio di fulmini, impulsi nervosi che si confondono e si fondono assieme.
Così, davanti a questo muro e a questa finestra tento di creare una collana perfetta di pensieri fini e lucenti, uno accanto all'altro, senza che si disperdano.
Cerco di schiarire le coltri di nuvole che ci riguardano.
Mesi che si susseguono e forse il sole sta per spuntare veramente. Forse (perchè ancora ho paura di sperare), io e te ci stiamo sintonizzando in un ordine di idee che nascono da un equilibrio tanto ricercato. I nostri ruggiti ci hanno spaventato troppo, abbiamo la coda fra le gambe, ma tanta, tanta voglia di viverci ancora. Non possiamo averne abbastanza, ti guardo e i tuoi occhi chiedono e danno, ad un ritmo che mi fa essere ansimante. I baci non bastano, le tue mani vogliono di più, ma neanche il sesso basta. Dovremmo trafiggerci e arrivare direttamente a quel cuore di carne e sangue, sentire che io sto accarezzando il tuo battito vitale e tu il mio. In quel momento forse smetteremmo di angosciarci, di ricercare con ferocia la pienezza, la felicità palpitante. Tu la mia, io la tua.
Cerchiamo di modularci, sussistere dentro l'altro con meno aggressività. Le paure sono tante e grandi, le gelosie infinite... Tutto questo esplode poi nella rabbia covata, i rinfacci sono schiaffi a cuore aperto.
Gli orgogli sono stati deposti, abbiamo capito quanto pericolosi possano essere, quali ferite aprano dentro l'anima: mi immagino di noi in questo momento come due sagome attorno ad un falò sulla spiaggia. Due guerrieri, che si sono accorti dell'inutilità del combattere e che adesso hanno solo voglia di amore e carezze. Mi sussurri parole sotto costellazioni che viaggiano nel cielo, incuranti dell'universo che abbiamo noi due dentro. Ti dico che ce la faremo. Che ti amo. Che ho voglia di te. Che riusciremo ad amarci senza ferirci troppo.
Ti dico che non vorrei nessun altro, ed è vero.
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